Chi sono, chi non sono

Chi sono

Una persona.
Una italiana.
Una donna.
Una futura mamma.
Una moglie.
Una figlia.
Una nipote.
Un’amica.
Una eterosessuale.
Una che ama i gatti.
Una laureata in Comunicazione.
Una che (non) lavora con il web.
Una che non ama il protagonismo.
Una che legge tanto di psicologia.
Una che legge tanto e basta.
Una emotiva.
Una molto esigente.
Una che ci crede.
Una fortunata.

Chi non sono

Una psicologa.
Una sociologa.
Una pedagogista.
Un’insegnante.
Un’accademica.
Una divulgatrice.
Una debunker.
Una che crede di sapere tutto.
Una che giudica le persone.
Una che non si chiede il perché delle cose.
Una cinica.
Un’indifferente.
Una che resta con le mani in mano.
Una che si arrende.
Un’ipocrita.
Una razzista.
Una sessista.
Una capace di stare dentro un’etichetta.
Una che accetta gli stereotipi di genere.

Lo stereotipo che è in me

Mi sono accorta solo a posteriori, che mi è venuto spontaneo descrivermi innanzi tutto in relazione ad altri (mamma, figlia, nipote..). È il classico meccanismo di cui sono soggette le donne, mentre gli uomini tendono a parlare di sé iniziando dal proprio lavoro e dai propri interessi. Per un attimo ho pensato di cancellare e riorganizzare il mio elenco, ma poi ho deciso di lasciare così, per dimostrare quanto sia difficile uscire dai propri stereotipi di genere, anche quando vi si combatte attivamente.