Avete mai fatto caso a quanto spesso guardate film o serie TV con protagonista un uomo piuttosto che una donna? Provate a fare mente locale. Magari aiutatevi con un foglio e una penna, e buttate giù i titoli delle ultime cose che avete visto. Allora? Cosa viene fuori?
Sicuramente la risposta sarà diversa a seconda che siate maschi o femmine, e che le vostre visioni siano per lo più in compagnia o no. Ma mi sento abbastanza sicura nel dire che in tutti i casi la percentuale di maschi protagonisti è superiore alle donne protagoniste. Sbaglio?

Usanze di famiglia

Io e mio marito, che pur non avendo la televisione amiamo il cinema e le serie TV, teniamo un file excel in cui segniamo le produzioni che guardiamo via internet, inserendo a fianco di ogni titolo alcune informazioni come autore, anno di uscita, il nostro voto. E da qualche tempo a questa parte indichiamo anche se il protagonista è un uomo, una donna o se vi sono entrambi.

Ebbene, su un totale di 113 film (visti dal 2016 ad oggi) ne contiamo 84 con protagonisti maschi, 17 con protagoniste femmine, e 12 con protagonisti sia maschi che femmine. Vuol dire un 74% di storie di uomini contro un 15% di storie di donne, e un 10% di storie di ambo i sessi. La forbice è a dir poco spietata.

Ci siamo ovviamente domandati come sia possibile, da cosa possa dipendere, e la risposta è più di una.

In cerca di spiegazioni

La prima, che ci tengo a puntualizzare, deriva dalla nostra modalità di selezione e scelta. È indubbio che mio marito è più aggiornato di me sulle uscite, e dunque molte delle proposte partono da lui. Questo non può non condizionare ciò che finiamo per guardare.

Oltre a questo, anche la qualità dei film che esigiamo, l’esperienza del regista, la sua notorietà, condiziona la nostra selezione. Come sappiamo, dietro la camera da presa ci sono più uomini che donne, e questo in tutta la produzione cinematografica in genere. Va da sé, che un regista noto e con esperienza, sia più spesso maschio che femmina, ed è più probabile che un uomo racconti di uomini anziché di donne (o che parli di donne da un punto di vista maschile).

Ma l’aspetto più interessante, secondo me, scaturisce dalla presa di coscienza che è seguita a questa semplice analisi: mentre le donne sono abituate a immedesimarsi nell’uomo – attraverso film, letteratura, musica -, l’uomo non è abituato a fare il contrario. Se lei è in grado di accogliere con interesse un film di guerra, di combattimento, di corse di macchine, di fantascienza, in cui sono gli uomini a guidare la narrazione e il cuore della storia, è molto più difficile che lui abbia la stessa predisposizione d’animo verso un film romantico, incentrato sulle relazioni, la famiglia, la cura del prossimo, raccontati in chiave femminile. Questo è dovuto, come detto sopra, sia all’offerta stessa del mercato, altamente discriminante, sia all’educazione che bambini e bambine ricevono sin da piccoli all’interno del sistema patriarcale nel quale sono inseriti.

Il mercato cinematografico

Quando si cresce in un ambiente in cui il dominio del maschio è normale, tale dominio non lo si vede più, nemmeno nei mondi immaginari del cinema e dei media in genere. Questo favorisce una produzione cinematografica di stampo maschile e maschilista, anche laddove l’obiettivo è offrire prodotti a un pubblico femminile. Quello che intendo è che se da un lato vi sono principalmente gli uomini a incoraggiare e perpetuare un mercato del cinema basato sulla loro visione del mondo, vi è anche un pubblico femminile disposto a incentivarlo anziché boicottarlo. Finché esiste una risposta accondiscendente se non addirittura entusiastica al sistema attuale, diventa difficile anche solo ipotizzare un concreto cambiamento nella produzione di film e serie TV.

Perché quello che forse molti non sanno, o a cui non piace credere, è che il nostro modo di pensare e guardare al mondo non viene determinato da ciò che vediamo in televisione o al cinema: la televisione e il cinema si limitano a raffigurare un modo di pensare e di guardare al mondo che già esiste in noi. Di fatto, ci mostrano ciò che vogliamo vedere, ciò che già pensiamo e desideriamo. Questo vale per tutto, pubblicità compresa.

Comprendere e domandarsi

Alla luce di tali considerazioni, diventa immediato comprendere perché per un uomo è così difficile godere di un film femmina mentre per una donna non è altrettanto inusuale saper godere di un film maschio. Di fronte a un simile sistema e a una simile offerta, risulta sfidante per chiunque correggere il tiro, anche a fronte di una acquisita consapevolezza, in quanto obiettivamente manca la qualità, la varietà, e un numero sufficiente di prodotti “liquidi”, in cui gli stereotipi non racchiudano personaggi e situazioni negli schemi di sempre.

Qualcosa che possiamo possiamo fare, comunque, c’è. È sforzarci di razionalizzare le nostre scelte e le nostre preferenze in fatto di film e serie TV. È importante domandarci perché scegliamo di guardare una pellicola e non un’altra, e cosa questa ci racconta, attraverso chi, e come. Se ci piace vuol dire che in qualche modo ci rappresenta, abbiamo colto delle risonanze: quali sono? E se non ci piace, in cosa è mancante? In cosa è fallace? Le risposte possono dirci molto di noi, di come viviamo, di come percepiamo noi stessi e la società in cui siamo inseriti. Possono addirittura contribuire a scardinare i meccanismi della nostra mente, così atrofizzati dal quotidiano, dall’abitudine, dal scontato e renderci in grado di fare un ulteriore passo verso l’evoluzione del nostro essere uomini e donne nel mondo.

Farà bene anche e soprattutto ai nostri figli.

Sono andata alla ricerca di fonti attendibili online, in supporto a quanto espresso sopra. Direi che le cifre parlano chiaro. Date un’occhiata qua: