Leonardo deve ancora nascere, ma ho già iniziato a creare la sua libreria. Avrei voluto incominciare con i libri di stoffa o sensoriali, che saranno i primi che potrà prendere tra le mani e guardare. Ma non ho resistito alla tentazione di addentrarmi sin da subito nel mondo delle favole, quelle che gli racconterò per accompagnarlo nel sonno la sera, quelle che un giorno lui per primo potrà sfogliare e leggere attraverso illustrazioni e/o parole.

Oggetti magici pieni di potere

Per me i libri sono sempre stati degli oggetti magici, fatti di sogni, viaggi, amici. E vorrei tanto fosse lo stesso per lui. Mi piace pensare che ad averli vicino possa percepirli sin dalla più tenera infanzia come qualcosa di familiare, rassicurante, desiderabile. E che quando sarà il momento di coglierne l’essenza, non debba far altro che allungare la manina, sceglierne uno e dar via alla magia.

Ma ovviamente i libri, come i nostri comportamenti e le nostre parole, sono dei potenti mezzi di comunicazione e di insegnamento. È da quelle pagine che il mondo si svela a noi, senza altri intermediari che gli stessi autori, ai quali diamo grandi opportunità di condizionamento e potere. È attraverso quelle righe e quelle immagini, che costruiamo la nostra idea su ciò che c’è la fuori, e di conseguenza su noi stessi.

Per questo motivo, ritengo che la scelta dei libri per la prima infanzia, sia un’operazione molto delicata e che richiede molta attenzione. Soprattutto quando si ha un’idea chiara di cosa si vuole insegnare ai propri figli.

I grandi classici

Purtroppo, i classici che tutti conosciamo (da Cenerentola a Pinocchio, da Cappuccetto Rosso ad Aladino, dagli Aristogatti a Hansel e Gretel) sono pieni di stereotipi sessisti e spesso anche razzisti. E nonostante questo, il conformismo e la pigrizia porta molti genitori a non interrogarsi su cosa raccontano davvero quelle storie, su che tracce lasciano nella mente dei più piccoli, che insegnamenti portano loro – insegnamenti che sovente condizionano le aspettative di una vita intera – . E i genitori che lo fanno, non è detto che certe cose riescano a vederle – mi ci metto dentro anche io -. Perché come dico spesso, quando siamo abituati a considerare come normale qualcosa, finiamo per non riconoscere la sua anormalità, la sua possibilità di essere qualcosa d’altro.

Cosicché, è normale che il concetto di felicità per una Cenerentola sia essere salvata da un principe invece che cavarsela da sola e ambire ad un lavoro migliore che quello delle pulizie di casa, è normale che un Pinocchio venga costruito da un uomo, abile artigiano, e aiutato o punito da una donna le cui capacità derivano dalla magia anziché da competenze reali. È normale che sia una donna – la madre – a mettere in pericolo la propria bambina mandandola da sola nel bosco dove c’è il lupo cattivo, così com’è normale che sia un uomo – il cacciatore – a salvare sia la piccola che la nonna. E ancora, è normale che sia una matrigna prima e una strega poi – altra donna dotata di poteri – a minacciare la vita dei due fratellini, e sia un uomo – il padre – a volerli salvare. Potrei continuare così per ogni titolo sopra citato e non citato. Quello che emerge, è che quasi ovunque c’è una femmina che deve essere salvata da un maschio, e le cui sole qualità sono la bellezza o i poteri magici. E dall’altro lato c’è un maschio che per essere tale deve possedere abilità, soldi, titoli nobiliari, e che ha il compito di determinare il destino della donna – scegliendola, salvandola, sposandola -.

Come può una bambina crescere pensando di ambire a qualcosa di più dell’essere bella e desiderabile?
Come può un bambino crescere pensando di ambire a qualcosa di diverso dell’essere impavido e virile?

Le favole del cambiamento

È ora di consentire alle bambine e ai bambini di pensarsi altro da questi stereotipi. È ora di insegnare loro le infinite opportunità di essere che la vita gli offre.

Con mia piacevole sorpresa, negli ultimi mesi ho scoperto che ci sono numerosi libri in circolazione, che possono aiutare noi genitori in questo delicato e importante compito. E che anzi, molti di questi libri sono una valida lente di ingrandimento per guardare a noi stessi, alla nostra infanzia, e riconoscere in che modo – attraverso quali stereotipi – siamo diventati chi siamo oggi. Ci sono preconcetti e pregiudizi, che mi sono accorta di avere, proprio leggendo queste favole comprate per mio figlio.

Esistono case editrici meravigliose, che hanno fatto della parità di genere e della lotta contro gli stereotipi di genere il loro marchio di fabbrica. Dalla loro attenta selezione di storie e illustrazioni, ne sono usciti dei piccoli gioielli che ad uno ad uno conto di collezionare per il mio piccolo Leonardo, e di potervi poi raccontare qui su queste pagine.

Nel frattempo, se qualcuno in “ascolto” ha dei titoli da suggerire, si faccia avanti nei commenti o con un messaggio privato. Sarebbe bello costruire insieme la libreria del cambiamento!